Spesso quando si parla dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) si tende a dar per scontato che essi colpiscano prettamente ragazze e donne, ma negli ultimi anni si è potuto notare come il tasso di incidenza sia cresciuto anche nel mondo del maschile.

La diagnosi di DCA nei maschi è piuttosto problematica: i clinici, di solito, non si aspettano di trovarsi di fronte un paziente di sesso maschile e associano i suoi sintomi ad altre patologie. Inoltre, i criteri diagnostici dell’anoressia sono stati finora incentrati sul sesso femminile; basti pensare che uno dei più importanti sintomi della malattia è stata considerata l’alterazione del ciclo mestruale, parametro che attualmente è uscito come criterio per la diagnosi di DCA. Molti casi di anoressia maschile, quindi, non sono riconosciuti come tali e/o vengono diagnosticati con notevole ritardo, per cui l’incidenza di questa malattia risulta essere ancora sottodiagnosticata e sottostimata.

Il fatto che i disturbi alimentari siano stati considerati una patologia tipica del sesso femminile ha contribuito a creare e, tuttora, concorre a conservare un contesto culturale che non facilita nei maschi l’accettazione di una diagnosi di DCA; di conseguenza sono restii a richiedere un aiuto clinico e ad inserirsi in un programma di trattamento adeguato. In media, un maschio con disturbi alimentari inizia una terapia quando sono trascorsi circa sette anni dall’esordio della malattia, mentre per le femmine il tempo medio di latenza è soltanto di quattro anni circa.

L’incidenza dell’anoressia nei maschi è stata generalmente stimata, nel passato, fra il 5- 10% di tutte le persone colpite da questa patologia (Crisp e Burns, 1983), mentre la frequenza della bulimia è stata calcolata fra il 10-15% dei pazienti affetti.

I disturbi alimentari nei maschi sono oggi una realtà epidemiologica in progressivo aumento. Venti anni fa, per anoressia e bulimia, l’incidenza era di un maschio per ogni 10-15 femmine, attualmente, i ricercatori riferiscono che vi è un maschio affetto per ogni quattro femmine con anoressia e uno per ogni 8-11 femmine con bulimia. I Disturbi da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder – BED) sembrano presentarsi con la stessa frequenza in entrambi i sessi, sebbene i maschi siano meno ansiosi e provino meno sensi di colpa dopo le abbuffate rispetto alle femmine.

L’età media d’esordio dell’AN maschile è stata calcolata a 17 anni e 2 mesi, mentre l’età media di richiesta di trattamento a 20 anni e 7 mesi.

Alcuni autori hanno mostrato che i DCA maschili sono prevalenti fra le classi sociali più elevate (per circa due/terzi) (Sharp et al., 1994). Molti pazienti con DCA presentano tratti ossessivi e di perfezionismo e un’alta incidenza di tratti schizoidi (30%), ossessivi (29%), passivi/dipendenti (15%) e antisociali (18%).

Particolari attività sportive sembrano esporre i maschi ad un maggior rischio di sviluppo di disturbi alimentari. Body builders, lottatori, nuotatori, podisti, canottieri, ginnasti e fantini tendono a sviluppare, con maggior frequenza, disordini alimentari a causa delle limitazioni ponderali rese necessarie dai loro sport (Andersen et al., 1995, 2000).

Spesso quando si parla di DCA nei maschi, si parla di Vigoressia o Bigoressia, una sorta di dipendenza patologica dall’esercizio fisico, si verifica nel momento in cui si pratica sport superando i limiti normalmente posti dallo sforzo, dalla noia e dalla stanchezza (Velea, 2016). Questa dipendenza nasce da una preoccupazione ossessiva per l’aspetto fisico e dal desiderio di modificarlo aspirando alla perfezione portando nella maggior parte dei casi ad un disturbo alimentare.

Rispetto all’ambito professionale, i DCA possono ricadere in tutte le professioni ove è richiesto perdere peso per avere successo, come ad esempio per ballerini, uomini di spettacolo, ecc. (Andersen, 1986, 1995); Inoltre è stato evidenziato, che l’incidenza di DCA fra gli studenti maschi di medicina è molto maggiore che nella popolazione totale maschile.

L’alta incidenza di omosessuali e l’elevata frequenza d’individui incerti sulla propria identità di genere fra i pazienti maschi con DCA hanno indotto alcuni autori (Crisp, 1967, 1970, 1983; Anderson, 1990; Herzog et al., 1991; Carlat et al., 1997) ad ipotizzare che l’omosessualità maschile possa rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari. I maschi omosessuali esaminati hanno manifestato persistenti apprensioni per il proprio aspetto fisico nonché una connessione fra peso e autostima simili a quella delle pazienti femmine.