Lo sviluppo dell’empatia: la base dell’educazione dei bambini

Educare i bambini a ‘sentire’, insegnare cosa sia l’empatia, stimolare un ascolto empatico sono qualità che in primis un adulto deve custodire in sé per dare l’esempio. Quindi dedicare risorse, tempo, impegno ed energie per sviluppare questa “intrinseca” capacità dell’uomo rivela benefici condivisibili globalmente a livello sociale.

Empatia e società

L’erosione dell’empatia è un’importante questione globale che riguarda la salute delle nostre comunità, siano esse ristrette come le famiglie o ampie come le nazioni. «Senza empatia rischiamo la rottura delle relazioni, diventiamo capaci di ferirci l’un l’altro, possiamo causare conflitti. Con l’empatia abbiamo una risorsa che risolve i conflitti, aumenta la coesione delle comunità, allevia il dolore dell’individuo» (Baron- Cohen, 2012, p. 157). Presupponendo che l’empatia si sviluppi in ogni bambino a partire dalle prime fasi dello sviluppo ha quindi senso riflettere sulle implicazioni sociali che questa qualità umana riveste e l’effetto che può avere sull’educazione genitoriale con i propri figli (e non solo!).

Cos’è l’empatia?

L’empatia è un’importante abilità sociale e uno strumento di base di una comunicazione interpersonale efficace e gratificante. Darne una definizione è complesso, il problema nasce dalla difficoltà di osservare direttamente il fenomeno, poiché è specifica intersoggettiva, costituita da livelli interconnessi tra cognizione ed affetti, sentimenti sociali e rielaborazioni di vissuti personali, consapevolezza dei confini del proprio sé e accoglimento emotivo dell’altro. L’empatia appare quindi una chiave di lettura dei rapporti umani (Bonino, Lo Coco, Tani, 1998).

Davis (1994) ha proposto un più ampio modello teorico che considera l’empatia in modo multidimensionale, tracciando un quadro completo delle diverse reazioni che possono risultare dall’osservare una situazione in cui un’altra persona vive un’emozione.

La teorizzazione recente considera quindi l’empatia un’esperienza sostanzialmente affettiva di condivisione. Valutare quindi l’empatia come un’esperienza emotiva di condivisione, mediata da processi cognitivi, conduce a ritenerla un fenomeno multidimensionale e differenziato. La condivisione emotiva può infatti manifestare diversi livelli di attivazione, caratterizzati da un differente grado di coinvolgimento nello stato emotivo dell’altro. I modelli multidimensionali suggeriscono l’esistenza di diversi tipi di empatia, così come il percorso degli studi evolutivi ha fatto strada nella ricerca psicologica rendendo manifesta la consapevolezza della complessità dei fenomeni interpersonali e di quanto non possano esser trattati in modo unitario e unidimensionale (Davis, 1994).

A cosa serve l’empatia? È utile nelle relazioni interpersonali essendo una delle principali porte d’accesso agli stati d’animo e in generale al mondo dell’altro. Grazie ad essa si può afferrare il senso di ciò che asserisce l’interlocutore e si coglie anche il significato psico-emotivo.

Quando nasce?

L’empatia si manifesta fin dai primi giorni di vita. Secondo Hoffman l’empatia si articola in diverse forme, che man mano che procede lo sviluppo le qualità diventano più mature e sofisticate, consolidandosi nelle tre componenti: affettiva, cognitiva e motivazionale. Nelle primissime manifestazioni empatiche, infatti è la dimensione affettiva ad avere il ruolo di maggiore rilevanza, mentre la dimensione cognitiva è pressocchè assente. Le modalità di attivazione empatica non verbale consentono al bambino di interagire empaticamente nel mondo fin dai primi momenti dopo la nascita.

Procedendo nello sviluppo la componente cognitiva acquisirà sempre più importanza e si fonderà con quella affettiva, permettendo lo sviluppo di forme più evolute di empatia.

Grazie allo sviluppo linguistico si avvalgono di processi cognitivi più complessi per ampliarsi verso il senso cognitivo degli altri. Gli stadi maturi sono raggiunti quando i bambini hanno risposta empatica alla situazione dell’altro. Con l’acquisizione della teoria della mente e l’emergere delle abilità di role-taking i bambini diventano più consapevoli che l’altro può avere sentimenti diversi dai propri. Le loro risposte allo stress possono pertanto divenire più appropriate.

In età scolare si verifica l’empatia per la condizione esistenziale dell’altro dove si compie un completo decentramento cognitivo. Dalla tarda infanzia o inizio adolescenza i bambini imparano ad esperire un tipo di empatia diretta a gruppi di persone, quali i poveri e gli oppressi, comprendendo che i sentimenti dell’altro non provengano solo dalla situazione presente, ma anche da situazioni di vita più durature. Infine empatizzare con una persona che sta soffrendo, rappresenta una motivazione per mettere in atto comportamenti di aiuto. L’effetto motivante dipende dal fatto che condividere l’emozione dell’altro, fa provare a chi aiuta uno stato di benessere; viceversa, la scelta di non confortare l’altro porterebbe con sé un senso di colpa.

BIBLIOGRAFIA

  • Baron- Cohen, S. (2012). La scienza del male. L’empatia e le origini della crudeltà. Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • Bonino, S., Lo Coco, A., Tani, F. (1998). I processi di condivisione delle emozioni. Prato: Giunti Editore (2010).
  • Davis, M. H. (1994). A social approach, Madison: Brown & Benchmark. CITATO IN BONINO, S., LO COCO, A., TANI, F. (1998).
  • Hoffman, M. L. (1978). Empathy its development and prosocial implications. CITATO IN KEASEY, C. B. (1977).
  • Hoffman, M. L. (1983), Affective and cognitive processes in moral internalization: an information process approach. CITATO IN HOFFMAN, M. L. (2000).
  • Hoffman, M. L. (1984). Empathy, its limitations, and its role in a comprehensive moral theory. CITATO IN GEWIRTZ, J. KURTINES, W. (1983).
  • Hoffman, M. L. (1987). The contribution of empathy to justice and moral judgment. CITATO IN HOFFMAN, M. L. (2000).
  • Hoffman, M. L. (2000). Empathy and Moral Development. Implications for Caring and Justice. Cambridge: University Press, tr. It. di Ricucci, M. (2008). Empatia e sviluppo morale. Bologna: il Mulino.