<<Immagina di essere in una stanza con la porta chiusa, sei seduto, rilassato, pensi alla giornata, agli impegni. Improvvisamente la porta si spalanca con un colpo e sulla soglia compare una enorme tigre che avanza verso di te. Come pensi ti sentiresti in quel momento?>>. Questa è l’immagine con cui il mio docente di psicologia al primo anno di università ha descritto ai suoi studenti, tra i quali mi trovavo io, la risposta d’ansia fisiologica. Questa immagine non mi ha mai abbandonato, perché in sé racchiude il significato e l’enorme utilità che l’attivazione ansiosa riveste nella nostra vita quotidiana. Perché, sebbene sarà difficile vedersi piombare in casa una tigre, ciascuno di noi si ritrova in condizione di confrontarsi con stimoli percepiti come minacce, che possono essere esterni, ambientali, oppure interni e invisibili ai sensi ma tanto forti quanto una tigre. 

L’obiettivo di questa guida introduttiva all’ansia è quello di esaltarne l’enorme valore adattativo, l’utilità di questa emozione che, sebbene sia spesso percepita con disagio, in alcune occasioni, soprattutto quando è modulabile, non è eccessiva nell’intensità ed è legata a stimoli congrui, ci permette di attivarci dando il meglio di noi. 

Continuiamo con l’esempio iniziale. Di fronte ad uno stimolo che genera attivazione, quello che il nostro corpo e la nostra mente fanno in maniera automatica è dare una risposta che viene chiamata di attacco o fuga: è una reazione arcaica dunque molto veloce, che passa attraverso sistemi cerebrali antichi che condividiamo con il mondo animale e che ci porta a scappare dalla stanza dove è entrata la tigre oppure a lottare contro l’animale. Parliamo di una risposta primitiva che prepara il corpo a difendersi dalla fonte di paura mediante uno sforzo fisico. Questa catena di modificazioni fisiologiche risultava particolarmente utile per i nostri antenati che si confrontavano con pericoli esterni molto vicini a quelli dell’esempio iniziale, da lì proviene l’attivazione e il disagio che percepiamo come collegato all’ansia: manca l’aria, il cuore aumenta i battiti, si prova nausea e i muscoli di gambe e braccia sono tesi: tali manifestazioni fisiche sono adeguate qualora dovessimo fuggire o combattere. L’esempio iniziale è volutamente eccessivo, proprio per far riflettere sulla portata massima della reazione attacco-fuga (a cui, in alcuni casi, si associa la risposta di congelamento, che tratteremo altrove), non sempre, chiaramente, tale reazione raggiunge l’intensità di una situazione di vita o di morte. Anche l’idea di attraversare un ruscello saltando da un ciottolo all’altro produce ansia di portata inferiore. Un livello di ansia congruo allo stimolo è utile anche in presenza di attività che richiedono impegno, ad esempio prima di un esame, di una gara sportiva o di un colloquio di lavoro. In questo caso l’ansia aumenta la concentrazione, l’attenzione e diminuisce la possibilità di sbagliare, permettendo di dare una prestazione al massimo delle proprie potenzialità

Pensiamoci adesso a letto, di notte. Sentiamo dei rumori provenire da un’altra stanza della casa. In questo caso persone diverse reagiranno in modo diverso a seconda dell’interpretazione che daranno a tali rumori. Lo stimolo è ambiguo, molto più difficilmente interpretabile della tigre del primo esempio. L’ansia aumenta se si attribuisce allo stimolo un pensiero di minaccia “ci sono i ladri in casa”, mentre viene depotenziata con un significato neutro “è il gatto”. Dunque, in casi ambigui non è l’evento ma i pensieri relativi all’evento che causano l’ansia. Quando si verifica un evento, avviene una valutazione dello stesso alla luce delle precedenti esperienze fatte e secondo il senso comune, in modo da attribuire allo stesso un livello di pericolosità. Tale valutazione è solo parzialmente consapevole, per la maggior parte avviene attraverso una elaborazione inconsapevole o inconscia. 

Ci sono anche differenze tra persona e persona rispetto alla reattività agli stimoli. Alcune persone presentano una maggiore sensibilità all’ansia di altre se esposte alle stesse situazioni. Questo determina livelli di “normalità” rispetto all’ansia diversi, dovuti anche a componenti genetiche oltre che al numero e al tipo di eventi avversi ai quali si è stati esposti in diversi momenti della crescita. 

Alla domanda “La mia ansia è naturale o fuori controllo? ricordiamo come primo passo di tenere a mente quanto detto in questo articolo sulla risposta fisiologica alla minaccia. Ma cosa succede quando ci si rende conto che la risposta all’ansia è eccessiva o non modificabile attivamente da parte della persona e ci si sente sopraffatti dalla stessa?

Andrews G, Creamer M, Crino R, Hunt C, Lampe L, Page A. Trattamento dei disturbi d’ansia. Centro Scientifico Editore, 2003.  

Gabbard G. O. Psichiatria psicodinamica. Raffaello Cortina Editore, 2007.