Per comprendere il concetto di danno biologico bisogna partire dalla premessa che l’integrità della persona è primario, che deve essere tutelato giuridicamente non solo quando il danno abbia compromesso, in maniera totale o parziale, definitiva o temporanea, le capacità della persona di riuscire a svolgere le sue ordinarie occupazioni, ma in tutte le ipotesi in cui il danno abbia determinato un depauperamento del valore biologico dell’individuo.

La legge prevede che chiunque causa ad altri un danno ingiusto è tenuto a risarcirlo. Il risarcimento dal danno si distingue dall’indennizzo che viene versato nei casi previsti dalla legge quando un comportamento autorizzato dall’ordinamento comporta dei danni per i terzi. Il danno risarcibile si distingue in danno patrimoniale e non patrimoniale. 

DANNO PATRIMONIALE: art.1223 c.c.

Si definisce danno patrimoniale quando produce conseguenze negative sul patrimonio danneggiato inteso generalmente sugli interessi economici di esso. Si divide in:

    • lucro cessante
    • lucro emergente
    • danno capacità lavorative

DANNO NON PATRIMONIALE: art. 2059 c.c. 

consiste nella lesione di un bene della vita che non può essere oggetto di quantificazione economica ad es. alle relazioni, alla perdita di una persona cara.. Si divide in:

    • danno biologico o psichico: come menomazione o lesione dell’integrità psicofisica della persona
    • danno relazionale (ex- esistenziale)
    • danno morale

La Corte di Cassazione dice “Il danno biologico consiste nelle ripercussioni negative, di carattere non patrimoniale e diverse dalla mera sofferenza psichica, della lesione psicofisica. In particolare, la liquidazione del danno biologico può essere effettuata dal giudice, con ricorso al metodo equitativo, anche attraverso l’applicazione di criteri predeterminati e standardizzati, quali le cosiddette “tabelle” (elaborate da alcuni uffici giudiziari), ancorché non rientrino nelle nozioni di fatto di comune esperienza, né risultano recepite in norme di diritto, come tali appartenenti alla scienza ufficiale del giudice.” (Sentenza 12/05/2006, n. 11039).