Centro di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Forense.

Dove Psiche e Corpo si Integrano.

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Siamo cinque psicologi clinici, accomunati dall’interesse per l’essere umano nella sua globalità e personale complessità, supportando le sue risorse e lavorando sulle sue vulnerabilità.
La nostra passione ci ha spinto ad aprire una piattaforma che possa riunirci offrendo percorsi psicologici ritagliati su misura, in diverse zone della città e dell’hinterland di Milano e a Como.

Servizi:

Colloqui individuali su appuntamento;

Colloqui online su Skype / Zoom / Whatsapp;

Colloqui in lingua inglese;

Consulenze psicologico-legali;

Gruppi di prevenzione con varie tematiche;

Sessioni di rilassamento e pratiche di respirazione;

Sessioni di yoga individuale o gruppo;

Sessioni di danza movimento terapia individuale o gruppo;

Sessioni di training per la gestione dell’ansia e dello stress individuale o di gruppo.

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Chi siamo:

Dott.ssa Alessandra Maliampurakal

Dott.ssa Alessandra Maliampurakal

Iscritta all’albo dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia con il n. 17884.

Dott.ssa Silvia Cavedoni

Dott.ssa Silvia Cavedoni

Iscritta all’albo dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia con il n. 19203.

Dott. Niccolò Galetti

Dott. Niccolò Galetti

Iscritto all’albo dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia con il n. 19017.

Dott.ssa Silvia Oggioni

Dott.ssa Silvia Oggioni

Iscritta all’albo dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia con il n. 19397.

Dott.ssa Federica Tuzza

Dott.ssa Federica Tuzza

Iscritta all’albo dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia con il n. 19384.

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Ambito clinico individuale

In alcune fasi della nostra vita possono verificarsi degli eventi che ci fanno vivere delle difficoltà, ci mettono alla prova o ci cambiano radicalmente, facendo “traboccare il vaso”. Ciascuno di noi ha imparato a reagire a tali eventi alla luce della propria storia personale, composta da ciò che abbiamo osservato e imparato dalla nostra famiglia e dalle persone che ci hanno accompagnato nel nostro percorso. Talvolta, però, le strategie che ci hanno permesso di affrontare situazioni passate non sono più adeguate a sostenere il peso della situazione attuale.

Questo può essere espresso sotto forma di sintomi o di problematiche quali:

  • ansia e attacchi di panico
  • pensieri di intensa e frequente tristezza
  • difficoltà nel controllare le emozioni
  • fatica a relazionarsi con gli altri
  • dipendenza
  • problematiche legate al cibo
  • problematiche legate alla sessualità
  • difficoltà di adattamento
  • difficoltà nel mondo del lavoro

Può capitare di renderci conto che non sta andando tutto come volevamo o come ci siamo immaginati, facendo sorgere in noi alcune domande: Perché non mi sento mai abbastanza? Perché non riesco ad uscire da questa situazione? Ho notato cambiamenti nel mio modo di mangiare, dormire, nell’umore o una perdita di interesse? Mi sento spesso giudicato o teso sul piano lavorativo?

In alcune circostanze può essere utile confrontarsi con un professionista che comprenda e accolga in maniera empatica e non giudicante la nostra storia, mettendo a disposizione uno spazio neutro. L’incontro tra lo psicologo e la persona consente la creazione di un percorso condiviso, che risponde alle singole esigenze e guida verso un maggiore benessere psicofisico.

Ambito evolutivo

L’infanzia e l’adolescenza sono due fasi dello sviluppo in cui l’individuo affronta moltissimi cambiamenti che avvengono sul piano fisico, del pensiero, emotivo e comportamentale.

L’inserimento nella scuola, l’integrazione con i coetanei, l’apprendimento delle regole sociali e dello stare in gruppo sono solo alcune delle condizioni che il bambino o l’adolescente si trovano ad affrontare e non è raro che, durante tali esperienze, possano incontrare delle difficoltà. A volte le difficoltà ed il disagio sono tali da compromettere il funzionamento psichico della persona, dando luogo ad una sofferenza che spesso i bambini e gli adolescenti non riescono ad esprimere in modo chiaro e che può evolvere verso lo sviluppo di una vera e propria difficoltà di adattamento.

É importante, per questo, individuare eventuali segni di difficoltà che il minore presenta, al fine di prevenire la strutturazione di una patologia, tra le più note si possono elencare:

  • Disturbi della sfera scolastica: disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), del linguaggio (DSL) e disturbo da deficit attentivo e iperattività (ADHD);
  • Disturbo della sfera comportamentale (difficoltà a stare nelle regole, difficoltà con il cibo, difficoltà del sonno e disturbi dell’evacuazione);
  • Disturbi della sfera affettivo-emozionale (ansia, depressione, difficoltà nella regolazione emotiva);
  • Disturbi correlati a eventi stressanti o traumatici.

Tuttavia, è importante anche considerare che alcune manifestazioni emozionali e comportamentali possono essere transitorie e dipendenti dal contesto. Per questo motivo la diagnosi in ambito evolutivo va effettuata da un clinico esperto in età evolutiva attraverso un’accurata valutazione diagnostica che prenda in considerazione il carattere transitorio di alcuni comportamenti e le trasformazioni fisiche e mentali tipiche di questa fascia di età.

 

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L’intervento psicologico in età evolutiva può essere indicato sia in presenza di difficoltà limitate, puramente a scopo di prevenzione e sostegno, sia in caso di disturbo conclamato, sotto forma di psicoterapia.

L’intervento di prevenzione e supporto può essere utile quando si verificano, ad esempio, delle esperienze di lutto, di separazione dei genitori, di passaggio da un grado di scuola all’altro che hanno un impatto affettivo marcato sul bambino o sull’adolescente. Un intervento in questi termini può facilitare allora l’elaborazione dell’esperienza vissuta e la riduzione della durata della sofferenza.

L’intervento psicoterapeutico è necessario quando invece, si riscontra la presenza di un disturbo vero e proprio. L’intervento dovrà essere specifico per l’età evolutiva e finalizzato alla riduzione dei sintomi e alla cura del disturbo.

La valutazione diagnostica del minore

Nella valutazione del minore, a differenza del lavoro con gli adulti, è indispensabile utilizzare un approccio che coinvolga anche la famiglia, ovvero coinvolgere nella raccolta di informazioni tutte le figure di riferimento intorno al bambino (genitori, insegnanti, ecc.): ciò deriva dalla necessità di raccogliere informazioni sul funzionamento-adattamento del bambino e dell’adolescente in tutti gli ambiti di vita (famigliare, scolastico, sociale ecc.). Non di rado accade, infatti, che alcuni problemi si manifestino solo in un ambito di vita (come ad esempio il mutismo selettivo o il disturbo della condotta limitato al contesto familiare).

In ogni caso, il punto di partenza sono le informazioni acquisite dai genitori, le cui aspettative e la cui motivazione alla terapia giocano un ruolo fondamentale nella fase successiva del trattamento. Dopo la raccolta della storia clinica del minore e della famiglia (notizie anagrafiche, informazioni sulla gravidanza, il parto ed i primi anni di vita, dati sulle fasi di sviluppo motorio, linguistico e intellettivo del bambino e sulle fasi di scolarizzazione), si procede con la valutazione “diretta” del minore, che prevede una serie di colloqui volti ad indagare:

  • La sua percezione del problema;
  • la motivazione alla terapia;
  • la qualità della vita e l’adattamento nei vari ambiti;
  • il quadro sintomatologico (quale problema, di che entità, a che livello di pervasività).

Gli strumenti utilizzati variano a seconda dell’età e del livello di sviluppo del minore: vanno dall’osservazione dell’interazione genitori-bambino, al gioco, al disegno, ai test proiettivi e psicologici, fino ad arrivare alle tecniche del colloquio clinico, più prototipico dell’età adolescenziale.

Ambito forense

A volte può succedere che i nostri piani vengono sconvolti da qualcosa che accade nelle nostre vite di cui però non sappiamo come intervenire per far fronte alle conseguenze. Una separazione, un danno sono degli eventi che in qualche modo cambiano profondamente la nostra percezione di come noi abbiamo sempre visto le cose.

Quando si affronta una separazione molto conflittuale, sono tante le cose che si modificano, ma la domanda che sorge fin dal principio é: Come affronto una separazione? La prima cosa è cercare un Avvocato. In questi casi, il Giudice nomina un CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) che dovrà indagare delle aree per procedere all’acquisizione di alcune informazioni utili al fine di dare una risposta al quesito del Giudice. Le parti possono però avvalersi della professionalità di uno psicologo forense, nominandolo quindi CTP (Consulenza Tecnica di Parte) all’interno dell’iter giudiziale. In questi contesti l’intervento dello psicologo può aiutare sia a tutelare la Parte coinvolta sia l’interesse di eventuali minori. La persona quindi sarà seguita durante i colloqui con il CTU, che lo aiuterà per tutta la durata dell’iter giudiziale.

Quando si affronta un danno sulla propria persona a causa di un evento accaduto anche in questo caso le cose che si modificano sono molte. Il danno può avere varia forma:

  • danni da circolazione (es. incidenti stradali)
  • danni di massa (es. incidenti aerei, ferroviari)
  • danni da responsabilità medica
  • danni da infortunio sul lavoro
  • danni da mobbing
  • danni provocati da animali
  • danni da diffamazione a mezzo stampa

Ho subito un danno come faccio a far capire agli altri quanto sto male? La prima cosa è cercare un avvocato e un medico legale. É richiesto alla persona di raccontare una cronistoria di tutti i fatti e gli eventi che lo hanno coinvolto. Nel passo successivo, il medico legale analizza tutta la documentazione medica relativa all’evento in questione. In questo caso, dopo aver valutato le carte e disposto che ci sia stato un danno, il medico legale può avvalersi della professionalità di uno psicologo forense, per fare una valutazione di danno biologico sulla persona stessa. Questo comporta che sia “contabilizzato” anche il danno psicologico che l’evento ha portato successivamente nella sua vita. Lo psicologo forense si avvale di colloqui e di una batteria testale specifica, infine stende una relazione in allegato a quella medico-legale.

Benessere psicofisico

Perché lavorare sull’integrazione corpo-mente? Quali aspetti legano gli stati emozionali alle risposte corporee?

Il benessere è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano, e caratterizza la qualità della vita di ogni singola persona all’interno di una comunità di persone (società). Il benessere consiste quindi nel miglior equilibrio possibile tra il piano biologico, il piano psichico ed il piano sociale dell’individuo; la condizione di benessere è di natura dinamica.

Lavorando a livello corporeo si riscontrano effetti importanti come:

  • Maggiore ossigenazione e aumento della capacità polmonare;
  • Miglioramento della funzionalità capillare nelle zone periferiche del corpo;
  • Migliore forma fisica;
  • Rilassamento e diminuzione dello stato di stress;
  • Miglioramento del sistema di termoregolazione.

Gli incontri proposti riguardano:

  • la gestione dell’ansia e stress attraverso strategie di tecniche di rilassamento;
  • incontri rivolti al benessere psico-corporeo (yoga e meditazione);
  • incontri dedicati all’espressione corporea attraverso il movimento (danza movimento terapia).

È possibile richiedere anche sessioni individuali focalizzate sul lavoro corporeo e mentale (yoga, meditazione pratiche di rilassamento, espressione corporea spontanea guidata).

Gruppi

Il lavoro con i gruppi è volto ad aiutare chi vorrebbe sviluppare le proprie risorse nell’affrontare le difficoltà e i problemi della propria vita, focalizzandosi sulle interazioni con altri partecipanti e in questo modo è possibile occuparsi a fondo delle dinamiche relazionali. L’obiettivo del lavoro con i gruppi è aiutare a risolvere le difficoltà emotive ed incoraggiare lo sviluppo personale dei partecipanti al gruppo.

La salute non è solo assenza di malattia, ma anche miglioramento dello stato fisico, mentale e sociale. Secondo la prospettiva di Carol Ryff, il benessere psicologico sarebbe correlata ad alcune dimensioni, tra cui:

  • Accettazione positiva del proprio Sé;
  • Orientamento a una continua crescita personale;
  • Sensazione di conoscere o di riuscire a dare uno scopo alla propria vita;
  • Capacità di padroneggiare le risorse e le opportunità offerte dal proprio ambiente (contesto sociale);
  • Autodeterminazione e indipendenza;
  • Capacità di avere delle relazioni positive con gli altri (come fiducia ed empatia).

Alla luce di queste considerazioni degli incontri di gruppo si rivolgono a chi desidera affrontare alcune tematiche che possano essere motivo di crescita personale, apertura al dialogo, l’incontro con altre persone che condividono condizioni simili.

Supporto alla Famiglia

 

La famiglia è il luogo di partenza per ciascuno di noi, il trampolino per l’esplorazione del mondo, dove si creano le basi relazionali ed emotive che ci accompagnano nella vita adulta. Nel mondo di oggi il concetto di famiglia è in costante mutamento e trasformazione, assumendo strutture multiformi spesso distanti dal concetto tradizionale della stessa; si trovano quindi accanto alle famiglie classiche, famiglie allargate, con genitori divorziati, famiglie fatte di un singolo genitore o con genitori dello stesso sesso.

Quello che sappiamo da sempre è che non si può scegliere la propria famiglia, ma si può scegliere il modo in cui stare e vivere le relazioni con i propri famigliari.

Proprio come per il singolo individuo, anche per il nucleo famigliare si può parlare di ciclo di vita, di fasi di cambiamento e crescita: in questi momenti è possibile che uno o più membri del nucleo possano vivere delle difficoltà. In tali occasioni la figura del terapeuta può accompagnare il singolo nella rilettura di quanto sta accadendo e guidare l’individuazione di modalità per affrontare le difficoltà esperite, eventualmente in sinergia con diverse altre figure professionali (medico legale, avvocato, assistente sociale, etc.).

Alcuni tipi di difficoltà possono riguardare:

  • la creazione del nucleo famigliare, timori e difficoltà legate al diventare genitori;
  • la relazione genitori-figli, in special modo durante le fasi più delicate della crescita degli stessi (pre-adolescenza, adolescenza);
  • la relazione tra il nucleo famigliare e la famiglia d’origine dei coniugi, in merito alla intrusività nei confini famigliari o a relazioni conflitti tra i nuclei;
  • conflittualità tra i membri della famiglia;
  • difficoltà dovute alla perdita di uno o più membri della famiglia;
  • la presenza di disabilità o condizioni di malattia;
  • gestione di situazioni di crisi famigliare come divorzi, separazioni, creazione di nuclei famigliari paralleli;
  • gestione e riorganizzazione del nucleo famigliare in seguito alla crescita dei figli (Sindrome del “nido vuoto”);
  • situazioni critiche specifiche come la Sindrome da Alienazione Parentale (PAS).

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